25 agosto 2025 PARTENZA!!

PRONTI A PARTIRE!!! I Volontari in partenza per il Kenya. Grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto.

Il primo giorno: Le sorelle di padre Gasparino a Mathare

Nel nostro primo giorno a Nairobi siamo andati a far visita alle sorelle di padre Gasparino, che vivono e operano nel cuore della baraccopoli di Mathare. La loro struttura si trova immersa tra i vicoli di questo quartiere difficile, a stretto contatto con la realtà quotidiana di chi ci abita. Ogni giorno aprono le porte a chi ha più bisogno: ai più fragili offrono tutto ciò che hanno, nel loro piccolo ma prezioso spazio — una doccia, un posto dove dormire, un pasto caldo, o semplicemente un luogo silenzioso in cui pregare e ritrovare un momento di pace. L'incontro con queste suore è stato profondamente sconvolgente. Vedere con i propri occhi la scelta radicale di restare, di condividere la vita con gli ultimi, lascia un segno che è difficile da descrivere a parole. Grazie per il vostro coraggio.

Baraccopoli di Mathare

Tra le lamiere e la polvere della baraccopoli di Mathare, la vita scorre ogni giorno con una forza che spesso dimentichiamo. Case costruite con ciò che si trova, strade di terra, servizi essenziali quasi assenti. Eppure, tra queste difficoltà, ci sono sorrisi, bambini che giocano, famiglie che resistono, comunità che si sostengono. Mathare non è solo povertà. È dignità. È resilienza. È umanità.

Suor Jean Marie e suor Leontine nella baraccopoli di Kibera - Nairobi

Tra i primi incontri appena arrivati a Nairobi, quello con suor Jean Marie e suor Leontine ha lasciato un'impronta particolare. Sono le guide della comunità di formazione delle Suore della Visitazione, nella periferia della città. L'ordine religioso fonda il proprio carisma sul mistero della Visitazione: Maria che si mette in cammino per raggiungere la cugina Elisabetta. Un carisma che queste suore vivono già durante gli anni di formazione, affiancando alla vita di comunità e di preghiera un apostolato concreto tra i poveri — aiutando gli altri proprio come Maria fece con Elisabetta, allora in attesa di Giovanni Battista. Questa stessa prossimità l'hanno fatta vivere anche a noi, accompagnandoci tra le famiglie e le persone più fragili che assistono nella baraccopoli di Kibera,(2,4 milioni di abitanti!). una delle più grandi dell'intero continente africano. Con loro abbiamo potuto "far visita" nel senso più pieno del termine, toccando con mano la profondità del bisogno che si respira in quei vicoli, dove la povertà ferisce in modo visibile e radicale. Accompagnati dagli abitanti del luogo, abbiamo incontrato diverse famiglie. È difficile trovare le parole per descrivere ciò che abbiamo visto: abitazioni minuscole, di appena sedici metri quadri, senza acqua corrente né servizi igienici, in cui vivono nuclei familiari numerosi, stretti in spazi che sembrano impossibili da abitare. Sono storie segnate dalla fatica — anziani e bambini malati, povertà che non lascia respiro — ma anche storie che custodiscono una speranza tenace. Quella dei genitori che credono nei propri figli, che sognano per loro un futuro diverso, convinti che lo studio e il lavoro possano un giorno aprire la strada fuori da Kibera.

Sisters of Charity Nairobi : La comunità delle Sorelle della Carità

In questa comunità delle Sorelle della Carità vivono circa cinquanta donne con diverse disabilità fisiche e psichiche. Molte di loro sono ospiti della struttura fin dai primi anni di vita, abbandonate dai propri genitori che, all'arrivo, firmano un documento dichiarando di non voler più rivedere la figlia. È quanto ci ha raccontato la suora che ci ha accolti, in un breve incontro prima di entrare a far visita alle ragazze. Suor Saviona — che ha conosciuto personalmente Madre Teresa di Calcutta — ci ha spiegato il carisma che anima questa comunità: ogni giorno, sostenute dalla fede, dalla preghiera costante e dall'adorazione eucaristica, le suore vivono la loro missione accogliendo gli ultimi, gli abbandonati da tutti, e restituendo loro la dignità che meritano. Nelle ragazze che assistono vedono e riconoscono il volto di Gesù: tutto ciò che fanno per i poveri, lo fanno per Lui. Dove molti scorgono solo disabilità, fragilità e povertà, le suore — attraverso opere umili, silenziose ma concrete — donano speranza, amore e cura. Quando siamo entrati nel salone dove le ragazze aspettavano il pranzo, ci siamo trovati catapultati in una dimensione difficile da descrivere. Tra noi è sceso un silenzio pesante, fatto di smarrimento e, per alcuni, di lacrime. Eravamo lì, immobili, quasi paralizzati da tanta sofferenza. Le suore hanno allora intonato con le ragazze un canto di benvenuto, e quella melodia ha alleggerito un poco i nostri cuori. Era l'ora del pranzo e siamo stati invitati ad aiutare a servire. Quanta fatica, quanta paura di non essere all'altezza di fronte a disabilità così gravi. Quanto disagio nel non sapere cosa fare, dove mettersi, come muoversi. Ma eravamo lì. E grazie all'aiuto reciproco, ognuno di noi è riuscito a dare il proprio contributo concreto.

Brothers oh Charity Nairobi : I Fratelli della Carità

Era una realtà che non conoscevamo: i Fratelli della Carità, suggeritici da don Felice. In questa struttura vivono circa cinquanta uomini — giovani e adulti — con disabilità fisiche e psichiche, assistiti da volontari laici e novizi dell'ordine maschile fondato da Madre Teresa di Calcutta. Non esistono parole sufficienti per descrivere ciò che abbiamo visto. Mi sono chiesta cosa ci facessimo lì. Debora ci racconta: <Ho provato sgomento, tristezza, inadeguatezza: di fronte a uomini su sedie a rotelle, ad altri che vagavano senza meta, abbandonati allo scorrere lento del tempo. Non avrei mai immaginato potessero esistere realtà così segnate dalla sofferenza, luoghi dove l'uomo non vive, ma sopravvive, mostrando tutta la fragilità e la povertà che la vita gli ha riservato. I ragazzi si trovavano in un piccolo cortile, da cui si accedeva a un porticato e poi alle camere attraverso porte aperte. Quelle stanze erano buie, maleodoranti, vuote come sepolcri. Cercavo un senso in tutto ciò, uno sguardo con cui incrociare il mio. Mi sono avvicinata a un tavolino dove era seduto un uomo sulla sedia a rotelle. Con tanta delicatezza ci siamo scambiati un sorriso, e gli ho chiesto come si chiamasse: Patrick. Non saprei dire quanti anni avesse, ma non era importante. Di fronte a tanta solitudine e povertà le parole servono a poco — basta esserci, stare vicini. Quando i volontari hanno iniziato a servire la cena — erano le tre e mezza del pomeriggio — con il mio scarso inglese gli ho chiesto se volesse un aiuto per mangiare. Lui mi ha risposto: "If you want." Se tu lo vuoi. In un luogo dove tutto parlava di solitudine, degrado e abbandono, quelle due parole mi hanno restituito un senso. In mezzo a tanta povertà, c'è ancora un uomo capace di lasciare la scelta a te, di aprirsi a un gesto d'affetto. Perché è di questo che hanno bisogno — di piccoli gesti d'amore, per continuare a vivere e a sperare. Gli occhi scuri di Patrick mi accompagnano ancora ogni giorno. E gli sono infinitamente grata. >

Gli incontri a Siakago

A Siakago ci ha accompagnati il nostro caro amico Gilbert. Con lui collaboriamo da tempo: è originario di questa zona, svolge il ruolo di catechista nella Chiesa locale e, accanto a questo servizio, si impegna con grande generosità ad aiutare le persone più fragili e bisognose, senza mai tirarsi indietro di fronte alle numerose difficoltà che questo territorio presenta. Guidati da lui, abbiamo visitato molte famiglie che vivono nelle campagne di Siakago, segnate da gravi problemi di salute: casi di HIV, diabete e difficoltà motorie. Da diversi anni OWO è presente accanto a queste famiglie, cercando di rispondere in modo concreto ai loro bisogni quotidiani. Abbiamo contribuito, tra l'altro, alla ricostruzione di alcune abitazioni distrutte dalle alluvioni, donato sacchi di sementi per l'agricoltura e riso per il sostentamento alimentare. In alcuni casi abbiamo anche aiutato le famiglie a coprire le spese per l'assicurazione sanitaria. È il caso, ad esempio, della nostra amica Jacqueline: grazie a un lavoro di squadra fatto di organizzazione, collaborazione e una rete di contatti — tra cui il prezioso supporto del dottor Daniele Bollero — siamo riusciti a garantirle le cure ospedaliere di cui aveva bisogno.

Visita alla scuola delle suore salesiane di Siakago: il racconto di Manuela

A Siakago abbiamo fatto visita ai bambini della scuola dell'infanzia e primaria gestita dalle suore salesiane. Ad accoglierci c'erano circa quaranta bambini in divisa rossa, che ci hanno riservato un'accoglienza commovente: canti gioiosi in lingua swahili che hanno reso l'arrivo indimenticabile. La struttura è interamente affidata alle cure di tre suore e due collaboratrici laiche. Il cuore della scuola è un ampio cortile dove i bambini possono giocare all'aperto, attorno al quale si aprono due aule arredate con banchi e sedie in legno, animate da cartelloni didattici alle pareti. All'esterno si trovano anche un piccolo dispensario e un'area dedicata ai più piccoli, con i bagni, il dormitorio e la mensa. La realtà che abbiamo incontrato è segnata da una povertà profonda. Diversi bambini versano in condizioni di salute precarie e ciò che manca sono spesso le cose più elementari: cibo, vestiti, medicinali e materiale scolastico. Beni essenziali, che potrebbero fare una differenza concreta nella vita di questi piccoli.

La missione salesiana di Embu

Per i nostri incontri successivi ci siamo spostati più a nord, a Embu, dove siamo stati ospitati dalla missione salesiana, impegnata nella formazione dei giovani nel loro cammino verso il presbiterato. Durante i giorni trascorsi a Embu siamo stati ospiti di una missione salesiana: un complesso ampio e articolato, composto da numerose strutture e campi da gioco, immerso nel verde. Si tratta di un noviziato in cui molti giovani vivono un percorso di discernimento vocazionale. La missione è animata da diverse realtà formative: una scuola di falegnameria, una di meccanica e un allevamento di bestiame. A colpirci particolarmente è stata l'attività agricola, per la sua sorprendente modernità: viene praticata una coltivazione integrata, accompagnata da studi specifici sulla sostenibilità, con un'attenzione particolare all'irrigazione a goccia. Su queste terre rosse, in filari ordinati, crescono spinaci, mais, cavoli, angurie e peperoncini.

I Bosco Boys

Abbiamo conosciuto un'altra realtà straordinaria incontrata in Kenya: la missione dei Bosco Boys. Questa struttura accoglie ragazzi provenienti dagli slum o da situazioni di profondo disagio, con un obiettivo chiaro e concreto: toglierli dalla strada. Qui non ricevono soltanto un'istruzione, ma imparano le regole della vita in comunità e trovano, finalmente, un luogo da poter chiamare casa. La missione offre loro spazi ampi e vivaci in cui crescere e ritrovare il gusto del gioco: oltre ai dormitori e al refettorio, i ragazzi hanno a disposizione un'area interna trasformata in pista di pattinaggio a rotelle, e grandi spazi all'aperto dove giocare a basket e a calcio. Ciò che colpisce, tra tutto, è un dato tanto semplice quanto potente: con soli 300 euro è possibile provvedere al sostentamento e all'educazione di un ragazzo per un anno intero. Un gesto piccolo, capace di cambiare una vita.

Il Cottolengo di Nairobi

Vi vogliamo raccontare una storia che arriva dal cuore di Nairobi: quella del Cottolengo. Qui l'accoglienza non conosce limiti di età: dai neonati agli adolescenti, ogni bambino trova protezione, cura e un luogo in cui crescere. Una delle missioni più delicate e preziose di questa struttura è la lotta all'HIV: vengono assistiti i bambini risultati positivi e monitorati con attenzione i piccoli nati da genitori sieropositivi, per tutelare la loro salute fin dai primi giorni di vita. Spesso sono gli stessi genitori a scegliere di affidarli al Cottolengo, consapevoli che per i loro figli è l'unica possibilità di ricevere cure adeguate. Un atto d'amore difficile e doloroso, che nasce dalla consapevolezza che lì troveranno non solo assistenza medica, ma un accompagnamento autentico che non si interrompe con l'adolescenza.

La missione salesiana di Makuyu

Oggi vi racconto della nostra visita alla missione salesiana di Makuyu. Appena arrivati, siamo stati accompagnati a visitare le classi, che accolgono gli alunni dalle elementari alle medie. Era l'ora di pranzo e abbiamo colto l'occasione per metterci in gioco, aiutando a servire il pasto ai bambini: un momento semplice ma speciale, che ci ha permesso di avvicinarci a loro e di conoscerli un poco. Abbiamo poi visitato il reparto di tipografia, una realtà sorprendente e vivace, dove ogni giorno vengono stampati e rilegati libri, riviste e poster. La missione è anche un punto di riferimento fondamentale per tutta la comunità locale grazie al suo dispensario, un vero e proprio centro medico in cui è possibile accedere a visite specialistiche — dentistiche, oculistiche e non solo — e ricevere i farmaci necessari.

3 Settembre il ritorno a casa

Siamo appena tornati dal Kenya, portando con noi immagini, volti e storie che difficilmente dimenticheremo. È stato un viaggio intenso, fatto di incontri autentici, sorrisi, emozioni e momenti che ci hanno riempito gli occhi e il cuore. Abbiamo visto realtà difficili, ma anche tanta forza, dignità e speranza nelle persone che abbiamo incontrato lungo il cammino. Ogni abbraccio, ogni parola condivisa e ogni sorriso ricevuto ci hanno ricordato quanto sia importante esserci, ascoltare e continuare a costruire legami veri. NAbbiamo condibiso con voi il racconto di questa bellissima esperienza, condividendo con voi luoghi, incontri e piccoli frammenti di vita che porteremo dentro di noi ancora a lungo.

25 agosto 2025 PARTENZA!!
Il primo giorno: Le sorelle di padre Gasparino a Mathare
Baraccopoli di Mathare
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Visita alla scuola delle suore salesiane di Siakago: il racconto di Manuela
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Il Cottolengo di Nairobi
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3 Settembre il ritorno a casa